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Contro la patria. Contro ogni patria. Senza fede.
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Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra individui, mediato dalle immagini.
 
Debord
O forse la felicità
è solo degli altri, d'un altro tempo,
d'un'altra vita e a noi non è possibile
che recitarla come viene viene,
a soggetto, ostinandoci a inseguire
la parte di noi stessi
in un vecchio, bizzarro canovaccio
senza capo né coda...

 
Raboni
Il corpo fa troppo l'anima perché ci si debba scusare quando si parla di lui.
 
de Montherlant
mamocapo e la sua musicamatura
newsletter settimanale del 24 settembre 2022
Centotrentaseiesima uscita della newsletter settimanale di mamocapo e la sua musicamatura.

È il 24 settembre 2022.

Ora che stai leggendo queste righe sono a Zagarolo per le due giornate di Medioera a Palazzo Rospigliosi.
Il programma lo trovi nella grafica più in basso.
In questi giorni ho letto più del solito. Sto cercando tra le parole stampate sulla pagine bianca qualcosa che non so ancora dire.

Lei, intanto, si chiama Carola Borys, è nata nel 1990, e ha scritto questa cosa meravigliosa che leggo e rileggo.

 
È importante spiegare agli studenti che certe nozioni non possono più essere impiegate ingenuamente, ma nella vita puoi continuare a vivere a cazzo, abbandonandoti ai vizi del pensiero.

Il primo, il modo di concepire l'opposizione individuo-società. Puoi leggere tutta la sociologia che vuoi, il risultato non cambia: sono io contro il mondo secondo uno schema illustrato dai Simple Plan in uno scadente pezzo del 2004 (link in bio). Da questo ragionamento romantico consegue da un lato la fedeltà assoluta al sentimento come garanzia di autenticità e dall'altro il pericolo derivante dalla propria socializzazione adulta, però mi raccomando intesa in modo Ottocentesco (lavoro fisso, matrimonio, maternità), anche se nella struttura del mondo in cui vivi queste costrizioni un tempo conformiste sono diventate un lusso per pochi.
Nel dubbio, quando proprio non sai cosa fare, rifiutare in toto la vita: no sex, digiuno, isolamento, secondo uno schema penitenziale cristiano.

II secondo, opposto al primo, di cui anzi è ipercorrettismo: la reductio ad unum sfrenata e applicata a caso, prevalente nei momenti di sconforto per non abbandonarsi allo sconforto. Praticamente assumi una posizione di superiorità sulle tue disgrazie e svaluti ogni cosa che non riesci a ottenere piazzando qua e là la verità un po' più vera secondo cui tutto è interessato inautentico etc. e allora ti bei di questo tuo sfacciato movimento intellettuale che in realtà segue la logica della volpe e l'uva ma che piace molto agli amici perché rende divertenti e "di carattere" i tuoi lamenti. Il corollario è che lo stesso intellettualismo che svaluta viene svalutato come in questo paragrafo in un movimento infinito di autoriflessione, mentre il dolore che ne rappresenta il punto di partenza resta per sempre senza espressione.

Il terzo, la glorificazione del concetto. Poi non è una cosa che faccio più di tanto a meno che non debba difendermi da qualcuno o che non debba fare sexting (compensare l'umiliazione subita durante la messa in scena del rapporto sessuale "parlato" con l'aggressione razionalizzante compiuta sugli uomini a cose fatte, cosa che apparentemente li fa impazzire perché ripartono subito col cazzo duro a mille).

Il quarto, l'idea che compilando elenchi esaustivi si possa, innanzitutto, esaurire e che, in secondo luogo, si arrivi a godere di quello che Foucault chiamava «beneficio del locutore». (Spoiler: più ti confessi, più ti è chiaro, più stai di merda e non c'è niente che tu possa davvero fare per uscire dal tuo schifo. Il sollievo della chiacchierata + il minimo e stupido compiacimento nel credere di aver chiara la situazione può durare un minuto).

Il quinto, l'idea che attraverso la consapevolezza si possa sfuggire alla retorica delle storie di Instagram, all'autoironia isterica e a quel denigrarsi per mostrarsi, l'idea che si possa uscire dalla scrittura da blog accogliendola diventando trasparenti e immolandosi su pubblica piazza. E, ancora, che spiegare giustifichi tutto e che dal bruciare all'inferno possano redimerti
i concetti.

Il sesto, l'Avanguardia come unica forma di vita auspicabile. Essere il luogo del grande rifiuto, anima della rivolta, focolaio di tutte le ribellioni, legge pura del rivoluzionario. La giovinezza è tutto e bisogna fallire e a quarant'anni bruciare scomparire, ma poi in sostanza non combinare nulla perché hai passato il tempo a fare elenchi.


...
...
...

La playlist di oggi ha il profumo di queste prima giornate d'autunno che ho scoperto piacermi assai.
Baci.

La playlist al profumo di autunno
Mi piace immaginare il vecchio Rousseau, quello della Quinta passeggiata, sdraiato nella barca che va alla deriva sul lago "al piacer dell'onda", gli occhi aperti a contemplare il cielo e intento a trasformare i pensieri in pure fantasticherie senza un preciso oggetto: "lasciando riposare la mente e abbandonando i soli sensi all'impressione del mondo esterno". Soltanto attraverso questa specie di intorpidimento egli ritrovava il piacere di esistere, senza essere distratto da nessuna delle attività "generate dal tumulto della vita sociale".
Momenti di pura contemplazione in cui si riscopre come nell'infanzia, "la meraviglia dinanzi agli spettacoli più normali della vita". "Di che si gioisce in uno stato simile? Di niente di esteriore, di niente se non di se stessi e della propria esistenza; finché dura questa condizione siamo sufficienti a noi stessi, come Dio... Ma la maggior parte degli uomini, agitati da continue passioni, poco conoscono questo stato che interviene quando leggere, dolci idee, senza agitare il fondo dell'anima, ne sfiorano soltanto la superficie..."

 
La Capria
medioera a Zagarolo
- : Ma se si parla di relativizzare l'Io, paradossalmente l'Io rimane al centro, per quanto la sua posizione possa essere decentrata, relativizzata eccetera. Piuttosto, la parte delle Prove è evocativa perché l'Io è anche un personaggio. Jung si mette a parlare con il proprio Io, si rivolge al proprio Io. Perciò la domanda è: chi si rivolge a chi? Ed è lasciata aperta.

-- : Me lo sono sempre chiesto: chi fa le domande? Pensavo da tempo di trattare l'argomento, da ben prima di scoprire il Libro rosso. Ebbene, l'Io è uno scrivano. Un cronista, uno scribacchino, qualcosa del genere; tutto qui. È solo lo stenografo, uno che prende appunti, perché il vero protagonista delle vicende è l'Io di cui lo stenografo riferisce, quello sotto attacco.

 
Hillman e Shamdasani
Le strane forme del tempo
mi attirano a te, per esempio
quando spingevi il materassino sull'onda
e la schiuma mi inondava le ginocchia,
il viso gli schizzi, nelle orecchie
il rumore cauto della risacca,
e poi, dopo il sole, tornando
alla tenda in braccio, la tua pelle
aveva un odore forte, di Africa
e di mare bruciato, se davo
alla spalla un bacio di nascosto
sentivo sulle labbra il sale.

 
Rusconi
Grumo
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Anno II Numero I

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