ITCS Salvemini

ADOLESCENA

Laboratori teatrali gratuiti e aperti agli adolescenti di tutte le età

Coordinamento Massimiliano Briarava | Organizzazione Maria Ghiddi
Con il contributo di MIUR – Piano Triennale delle Arti
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, INS – Insieme nella scuola.
Futura PNRR

Immagine del sito: Virginia Zanetti, I Pilastri della Terra, 2019, con gli studenti/sse del laboratorio teatrale dell’ITCS Salvemini. Sacrario ai caduti di Monte Sabbiuno. Per il XXX anniversario della strage del Salvemini.


MINIATURE. Un laboratorio teatrale a scuola somiglia al mondo – alla città, alla casa, al lavoro, alle relazioni -, come una miniatura somiglia alla cosa vera. “Perché farlo allora?” chiedi. “Sono già al mondo ogni giorno – in città, a casa, al lavoro, nelle relazioni – e con tanta fatica”. Perché il laboratorio teatrale a scuola è un esercizio di mondo: mondo nelle nostre mani, a noi affidato, racchiuso in una miniatura che prevede perizia, è una cosa preziosa, che richiede la cura e la delicatezza che fuori, in mezzo alle cose, poco adoperiamo. Una miniatura rende maneggevole ciò che a grandezza naturale è smisurato e incomprensibile: una miniatura è una mini-natura. Ci permette di contenere nell’arco di uno sguardo distanze lontanissime, gli animali domestici e quelli selvatici; ci suggerisce una visione d’insieme, politica, della polis, e di tutti i contrasti. È un gioiello, un gioco, una gioia messa insieme insieme ad altri, con l’arte della partecipazione, e la scommessa di riuscirci finalmente – a stare insieme e fare qualcosa di bello e necessario. Nella città vera chi è distante non esiste, e chi è vicino è distante uguale, lo si sente solo se fa molto rumore; nel laboratorio teatrale invece si sente tutto, e ci si sente vicini a tutto per davvero – che è ancora più un lusso in questo tempo dominato da tutto ciò che, virtuale, appare vicino ma non lo è, non ha odore, non ha opinione. “Laboratorio” significa, nell’uso comune, “luogo degli esperimenti”, di reazioni e sintesi tra tutti gli elementi di un sistema. Se è teatrale, il laboratorio sperimenta attorno alle diverse sostanze di cui siamo fatti, noi che a nostra volta facciamo la città, le diamo una faccia, più facce. Il laboratorio teatrale è una piccola città intersezionale – dove tutte le identità si sovrappongono – che poi ricade sulla città grande, e sottopone i nostri umori all’autocritica, e sovrappone ai nostri rumori una nuova musica. Sembra niente, invece è molto: è crescere, è cambiare.

Virginia Zanetti, I pilastri della terra
2019
con gli studenti del laboratorio teatrale dell’ITCS Salvemini
Sacrario ai caduti della Resistenza, Monte Sabbiuno
Opera donata ed esposta al MAMBO di Bologna

È: Il forte e il fragile, il primo e l’ultimo, il maschio e la femmina, l’abile e il disabile, l’uguale e il diverso, l’innocente e il colpevole, il normale e lo strano, l’italiano e lo straniero. Questi sono i modi orizzontali di guardare gli altri, abituali, classificatori, sommari, privi di quella cura e delicatezza che prima dicevamo. Ma se lasciamo invece planare dall’alto – come per caso, una piuma, un cappello, un piccolo travestimento – un accento su quelle congiunzioni, allora le “e” diventano “è”. E travestirsi un po’ aiuta a incontrarsi. E capovolgersi un po’ aiuta a riconoscersi: il fragile è il forte, il maschio è la femmina, il normale è lo strano. Poi vola via un apostrofo: l’abile è labile – e non è mera questione ortografica, ci riguarda tutti. “È” un travestimento che fa di una diversità un’immedesimazione. “È” uno smascheramento che sfascia gli hashtag del social network e le sue spietate graduatorie. “È” un libera-tutti non infantile ma avveniristico. “È” un gioco prospettico che suggerisce di ribaltare il punto di vista – come fare la verticale e ritrovarsi a sostenere il mondo, come hanno fatto i ragazzi del Salvemini, “Pilastri della Terra” nello scatto di Virginia Zanetti; come immaginarsi ad osservare la città dall’alto, con lo sguardo celeste di un nume. “È” ciò che offre alla città un laboratorio teatrale “adolescente”, che vuol dire crescente, futuro già presente. “È” cresciuto in una scuola e vorremmo crescesse ancora, perché è un modello che funziona: lo offriamo alla futura e presente Bologna città-laboratorio, e a tutti gli adolescenti di tutte le età che la abitano. Questa è la rete che vorremmo tessere in una Bologna città degli studenti, per davvero, per destino, per virtù teologale. Qui raccogliamo quanto fatto finora e quanto stiamo facendo. Ciò che faremo lo decideremo insieme. Cerchiamo nuovi compagni e fortuna. Fortuna che avremo a patto di riconoscerci in tutte le diversità, non solo nella nostra. Così non saremo più soli.

καλὸς καὶ ἀγαθός

I tutors neodiplomati: Lorena Jivan, Martina Giovannini
Debora Dellomonaco, Samuele Reggiani

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